Csv: da 20 anni al servizio del volontariato

Prosegue il nostro viaggio tra le 22 realtà che compongono la rete di Atlas#Veronetta. Tra queste c’è anche il Csv, Centro servizio per il volontariato, che dal 1997 è impegnato nella promozione del volontariato, con un occhio di riguardo ai giovani. A vent’anni dalla sua fondazione raccoglie 400 enti sparsi in tutta la provincia di Verona che operano in diversi settori. La sede è a Veronetta, all’interno del complesso di Santa Marta, ma non è solamente l’appartenenza geografica al quartiere ad aver spinto il Centro ad aderire alla rete di Atlas. Il Csv, infatti, condivide valori e obiettivi del progetto e crede fortemente nella ricerca e nella collaborazione con il mondo accademico.

Il Centro si impegna a promuovere il volontariato, a sostenere l’azione dei volontari e a fornire diversi servizi alle singole realtà come consulenza, formazione, progettazione sociale e informazione. Il Csv, inoltre, organizza iniziative ed eventi: tra questi spicca la “Festa del volontariato” che nel 2017, per la sua 17esima edizione, si terrà domenica 24 settembre in piazza Bra. Anche quest’anno sono confermati gli stand in piazza durante tutta la giornata e i talk sui temi del volontariato.

Abbiamo chiesto a Cinzia Brentari, coordinatrice del Csv, di presentarci il centro e le sue attività.

 

La presenza dell’università nel quartiere di Veronetta

Qualità della vita, spazi urbani, creazione sociale. Sono queste le parole chiave al centro della ricerca del dipartimento di Scienze umane dell’università di Verona nell’ambito del progetto Atlas#Veronetta. L’obiettivo dell’analisi è quello di stimare l’impatto economico, sociale e culturale dell’Università insediata nel quartiere di Veronetta e individuare forme di convivenza possibili tra residenti del quartiere e coloro che usufruiscono di alcuni spazi secondo modalità, tempi e durate diverse.

La ricerca empirica si sta sviluppando su due livelli: interviste a un campione rappresentativo di residenti in Veronetta e colloqui in profondità con testimoni privilegiati della realtà sociale in oggetto.
Proprio tra la fine di marzo e l’inizio di aprile il team di ricercatori ha iniziato le interviste agli abitanti del quartiere: queste sono realizzate in forma mista, sia di persona che per mezzo telefonico.

“L’istituzione ex novo di un Ateneo in una città che non ha alle spalle la lunga tradizione delle universitas medievali, – spiegano i ricercatori – risponde a istanze politiche, economiche e culturali che rientrano in un progetto di mutamento sociale e di sviluppo socio-economico il cui impatto si misura sia a breve che, soprattutto, a lungo termine. È un progetto la cui realizzazione, in particolare nella fase iniziale, presuppone la partecipazione e la condivisione di soggetti economici, politici e rappresentanti della società civile. Il progetto trova la sua realizzazione  in una “impresa” che impatta sul tessuto di una citta su più fronti: urbanistico, economico, culturale e di sviluppo sociale. L’università, inoltre, è un’impresa ad altissima capillarità: anche se il personale universitario è localizzato in aree specifiche, la presenza di migliaia studenti che arrivano in città e si distribuiscono su tutto il territorio urbano crea una domanda di servizi che investe il contesto sociale di riferimento, con una forte insistenza sulle aree limitrofe rispetto alle strutture universitarie”.