Gli spazi del quartiere, tra antropologia e geografia

Prosegue il racconto dei risultati di Atlas#Veronetta. Dopo i focus dedicati al lavoro del centro di ricerca Laa Lavue Ensa di Paris La Villette e del dipartimento di Scienze giuridiche, è la volta del dipartimento Culture e Civiltà, diretto da Gian Paolo Romagnani. All’interno di questo dipartimento sono due i team che hanno lavorato allo studio conducendo un’analisi qualitativa di tipo etnografico e geografico degli spazi del quartiere.

Il team di antropologia ha realizzato una ricognizione degli spazi di Veronetta, lavorando sulle quotidianità del quartiere e facendone emergere punti di forza e problematiche. Grazie ad alcune interviste con gli abitanti, inoltre, il gruppo di studio ha messo in luce i luoghi più rappresentativi del quartiere e le sue centralità. Un altro elemento che è stato analizzato è il rapporto con il centro storico e con il turismo cittadino: molti degli intervistati auspicano che Veronetta non rimanga solo una zona comoda per alloggiare in città ma che ne vengano valorizzate le bellezze storiche e architettoniche.
Tra le loro attività, infine, i ricercatori hanno ideato “Il gioco di Veronetta”, un modo creativo e divertente per analizzare il quartiere e i suoi spazi attraverso la voce dei residenti ed evidenziare i luoghi più amati e quelli che invece creano un disagio.

Abbiamo parlato della ricerca del team di antropologia con Valentina Bonello.

Il team di geografia, invece, ha realizzato uno studio sui confini di Veronetta, differenziando quelli definiti dal Comune da quelli percepiti dai cittadini. Inoltre, gli studiosi del dipartimento hanno lavorato insieme ai ragazzi delle scuole primarie Bartolomeo Rubele e Abramo Massalongo e della scuola secondaria di I grado Duca D’Aosta. Durante appositi incontri nelle classi, realizzati con metodologie calibrate alle diverse età e grazie alla partecipazione attiva degli insegnanti, è emerso che secondo i ragazzi i problemi di Veronetta non sono la sicurezza o la presenza di immigrati, quanto la mancanza di spazi di aggregazione e la pulizia dei marciapiedi.
Ce ne parla Gianmarco Lazzarin.

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